Con la sentenza n. 28087 del 29 ottobre 2026 le Sezioni Unite respingono i ricorsi e fanno prevalere principio di precauzione e diritto alla salute sulla produzione.
Con la sentenza n. 28087 del 29 ottobre 2026 le Sezioni Unite Civili della Corte di Cassazione hanno messo un punto fermo sulla vicenda dello stabilimento siderurgico di Taranto: tutti i ricorsi presentati da Acciaierie d'Italia e da Ilva in amministrazione straordinaria sono stati respinti e il fermo dell'area a caldo diventa definitivo. Una decisione che va oltre il singolo caso, perché ribadisce in modo netto il peso del principio di precauzione nella gestione dei rischi industriali.
Il percorso della vicenda
Il giudizio riguardava il decreto con cui la Corte d'Appello di Milano aveva disposto lo stop dell'area a caldo, ritenendo grave il rischio per la salute di lavoratori e cittadini collegato all'amianto e alle polveri sottili. Contro quel provvedimento le società avevano proposto ricorso in Cassazione; la Corte ha rigettato sia i ricorsi principali sia quelli incidentali, disponendo la compensazione integrale delle spese.
I principi affermati
Nelle circa settanta pagine di motivazione, le Sezioni Unite fissano due concetti destinati a pesare anche in altri contesti:
- il diritto al lavoro non può essere messo in contrapposizione con il diritto alla salute: le esigenze produttive non giustificano un'esposizione a rischi gravi;
- la mancanza di certezze scientifiche assolute non impedisce di adottare misure preventive: in presenza di un rischio serio, la tutela può scattare prima che il danno sia dimostrato in modo definitivo.
In sintesi, la pronuncia afferma la prevalenza della salute e della precauzione sulle ragioni della produzione industriale.
Perché riguarda tutte le imprese
Naturalmente pochissime aziende hanno la dimensione e la storia dell'ex Ilva. Ma il messaggio è chiaro per chiunque gestisca impianti con emissioni in atmosfera, materiali contenenti amianto o processi polverosi: l'argomento dei costi o della continuità produttiva difficilmente regge davanti a un rischio concreto per la salute di chi lavora e di chi vive intorno allo stabilimento. E il fatto che le evidenze scientifiche non siano complete non è un motivo valido per rimandare gli interventi.
Per le organizzazioni con un sistema di gestione certificato, il tema si collega direttamente all'analisi del contesto, alle aspettative delle parti interessate (comunità locali, enti di controllo) e alla gestione di rischi e opportunità prevista da ISO 14001 e ISO 45001.
Cosa fare in azienda
- Verificare che la valutazione dei rischi per amianto e polveri, nel DVR, sia aggiornata e che le misure di riduzione siano realmente attuate.
- Controllare lo stato delle autorizzazioni ambientali e dei monitoraggi delle emissioni, documentandone gli esiti.
- Inserire la sentenza tra gli elementi di contesto del registro delle prescrizioni legali ISO 14001/45001 e valutare il rischio reputazionale e legale nel riesame della direzione.
- Applicare un approccio precauzionale quando i dati su un'esposizione sono incerti, privilegiando le misure di prevenzione.
STUDIOMOSNA affianca le imprese nella valutazione dei rischi per salute e ambiente, nella gestione degli adempimenti ambientali e nell'integrazione dei sistemi ISO 14001 e ISO 45001.
