Un factsheet INAIL 2026 evidenzia che anche l'esposizione paterna ad agenti chimici prima del concepimento può danneggiare la prole: cosa significa per la valutazione del rischio.
Quando si parla di tutela della riproduzione nei luoghi di lavoro, il pensiero va quasi sempre alle lavoratrici in gravidanza. Un nuovo factsheet INAIL 2026 dedicato alla tossicità dello sviluppo sposta l'attenzione su un aspetto spesso trascurato: il ruolo dell'esposizione occupazionale maschile ad agenti chimici.
Che cosa si intende per tossicità dello sviluppo
Con tossicità dello sviluppo si indicano gli effetti negativi sulla prole che derivano dall'esposizione dei genitori, sia prima del concepimento sia durante le fasi prenatali e postnatali. Storicamente prevenzione e tutele si sono concentrate sulla donna, e in particolare sulla donna in gravidanza.
Il nuovo focus: l'esposizione paterna
Secondo INAIL, evidenze recenti mostrano che anche l'esposizione preconcezionale del padre può compromettere la salute dei figli. Tra i fattori citati figurano:
- sostanze chimiche e agenti presenti nell'ambiente di lavoro o nell'ambiente di vita;
- farmaci;
- sostanze d'abuso.
Le possibili conseguenze riguardano un aumento del rischio di malformazioni, alterazioni dello sviluppo e patologie croniche nella prole. Ne deriva, per INAIL, la necessità di promuovere prevenzione, informazione e tutela degli uomini in età riproduttiva, soprattutto negli ambienti di lavoro.
Il quadro normativo di riferimento
Il documento richiama le nuove normative europee in materia. Il riferimento principale è la Direttiva (UE) 2022/431, recepita in Italia con il D.Lgs. 4 settembre 2024, n. 135, che ha esteso la disciplina del D.Lgs. 81/08 su agenti cancerogeni e mutageni anche alle sostanze tossiche per la riproduzione. Per le aziende che impiegano questi agenti, quindi, il tema non è solo di sensibilizzazione: rientra a pieno titolo negli obblighi di valutazione e gestione del rischio.
Cosa fare in azienda
Alcune azioni concrete per datori di lavoro, RSPP e medici competenti:
- censire gli agenti chimici in uso verificando nelle schede di sicurezza le indicazioni di pericolo per la riproduzione e lo sviluppo;
- aggiornare il DVR considerando il rischio riproduttivo per tutti i lavoratori, non solo per le lavoratrici in gravidanza o allattamento;
- privilegiare sostituzione e misure di riduzione dell'esposizione (sistemi chiusi, aspirazione localizzata, DPI adeguati);
- coinvolgere il medico competente nella definizione della sorveglianza sanitaria e nell'informazione ai lavoratori;
- includere il tema nei percorsi di informazione e formazione sul rischio chimico;
- per chi opera con un sistema ISO 45001 o ISO 14001, verificare che il D.Lgs. 135/2024 sia inserito nel registro delle prescrizioni legali.
STUDIOMOSNA supporta le aziende nella valutazione del rischio chimico, nell'aggiornamento del DVR e nella formazione dei lavoratori, aiutandole a tradurre le novità normative in misure concrete.
