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Ambiente 25 ottobre 2026 4 min di lettura

Oli usati in azienda: obblighi di gestione, divieti e tracciabilità RENTRI

Oli usati in azienda: obblighi di gestione, divieti e tracciabilità RENTRI

Gli oli usati sono rifiuti pericolosi: priorità alla rigenerazione, divieto di miscelazione, obblighi oltre i 300 litri annui e tracciabilità RENTRI.

Officine, reparti di manutenzione, impianti oleodinamici, macchine utensili: in quasi tutte le aziende produttive si generano oli usati. Si tratta di rifiuti pericolosi con una disciplina specifica, che è stata di recente rivista nella documentazione tecnica di settore con l'aggiunta di un focus sulla tracciabilità RENTRI. Vale la pena ripassare gli obblighi principali, perché gli errori di gestione sono frequenti e facilmente rilevabili in sede di controllo o di audit.

Che cosa sono gli oli usati

L'art. 183 del D.Lgs. 152/2006 definisce oli usati qualsiasi olio industriale o lubrificante, minerale o sintetico, divenuto improprio all'uso originario: oli motore e di trasmissione, oli per turbine e comandi idraulici. Rientrano nella definizione anche le miscele oleose, come emulsioni, miscugli di acqua e olio e residui oleosi di cisterna.

Gli oli vegetali esausti (ad esempio quelli di frittura, codice EER 20 01 25) seguono invece una filiera dedicata, descritta dalla prassi di riferimento UNI/PdR 50:2022.

La gerarchia di gestione

L'art. 216-bis del D.Lgs. 152/2006 stabilisce un ordine preciso:

  • in via prioritaria la rigenerazione, per produrre nuove basi lubrificanti;
  • in via sussidiaria, se la rigenerazione non è tecnicamente o economicamente praticabile, la combustione in impianti autorizzati;
  • in via residuale lo smaltimento.

Lo stesso articolo vieta di miscelare gli oli usati con altri rifiuti o sostanze e chiede di tenere separati, per quanto possibile, gli oli destinati a trattamenti diversi. Restano vietati gli scarichi in acque, fognature e suolo.

Gli obblighi per chi supera i 300 litri

Il D.Lgs. 95/1992 (art. 6) prevede che le imprese che producono oli usati, o che ne detengono più di 300 litri l'anno, debbano:

  • stoccarli in modo da evitare commistioni tra emulsioni e oli e qualsiasi contaminazione;
  • non miscelarli con sostanze pericolose;
  • conferirli al Consorzio nazionale degli oli minerali usati o a imprese autorizzate, fornendo i dati sull'origine e sugli utilizzi precedenti.

I contenitori devono essere idonei, chiusi e movimentabili in sicurezza; per il trasporto in ADR la classificazione spetta allo speditore e i colli di rifiuti pericolosi devono riportare anche l'etichetta gialla con la lettera "R".

Tracciabilità RENTRI

L'aggiornamento del vademecum dedica ora un paragrafo specifico alla tracciabilità degli oli usati nel RENTRI, il Registro elettronico nazionale per la tracciabilità dei rifiuti. Per chi produce rifiuti pericolosi è un richiamo a verificare che registri e formulari siano gestiti correttamente secondo il nuovo sistema digitale.

Cosa fare in azienda

  • Censire i punti di produzione di oli usati ed emulsioni e attribuire i corretti codici EER.
  • Organizzare il deposito temporaneo con contenitori dedicati, etichettati e su bacino di contenimento, senza miscelazioni.
  • Verificare iscrizioni e autorizzazioni di trasportatori e destinatari e la corretta gestione di registri e formulari in ambito RENTRI.
  • Aggiornare il registro delle prescrizioni legali ISO 14001 con D.Lgs. 95/1992 e art. 216-bis D.Lgs. 152/2006, e la valutazione degli aspetti ambientali (scarichi, sversamenti, emergenze).
  • Formare gli addetti alla manutenzione su stoccaggio e gestione degli sversamenti.

STUDIOMOSNA supporta le aziende nella gestione documentale dei rifiuti, nell'adeguamento al RENTRI e nell'integrazione di questi obblighi nel sistema di gestione ambientale ISO 14001.


Fonte: Certifico.com – Vademecum rifiuti oli usati / Update Rev. 2.0 Settembre 2026.

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