Nel 2025 il consumo di suolo cresce di oltre 102 km². Il Rapporto SNPA 2026 individua anche più di 2.100 km² recuperabili: dati utili per imprese, cantieri e sistemi ISO 14001.
È uscita l'edizione 2026 del Rapporto sul consumo di suolo in Italia, curato da ISPRA e dal Sistema nazionale per la protezione dell'ambiente (SNPA) e pubblicato come Report ambientali SNPA n. 50/2026. Oltre ad aggiornare i dati su urbanizzazione e impermeabilizzazione, quest'anno il rapporto presenta una prima mappatura nazionale del suolo potenzialmente recuperabile. Per le imprese che costruiscono, gestiscono piazzali e magazzini o installano impianti a terra, è un quadro da conoscere.
I numeri del 2025
- Le superfici impermeabilizzate arrivano al 7,19% del territorio nazionale, pari a 21.644 km².
- In un solo anno il consumo di suolo cresce di oltre 102 km² (più di 10.200 ettari), un record, al ritmo di oltre 3 m² al secondo.
- I ripristini si fermano a 746 ettari: il saldo netto è negativo per quasi 9.500 ettari.
- In aree fragili: +1.106 ettari in zone a rischio alluvione e 707 ettari in zone a rischio frana.
Le regioni con più nuovo suolo artificiale sono Sicilia, Lazio, Puglia e Lombardia. Lombardia, Veneto e Campania hanno la quota più alta di territorio coperto da edifici e infrastrutture.
Le cause: cantieri, logistica, fotovoltaico a terra
Il 52,6% delle nuove superfici artificiali è legato ai cantieri (5.387 ettari). Crescono anche piazzali e aree di servizio (+1.230 ettari), la logistica (+390 ettari, soprattutto in Piemonte e Lazio) e il fotovoltaico a terra (+2.798 ettari, circa quaranta volte il valore del 2021).
In città spariscono 4.231 ettari di aree verdi: nelle zone più impermeabilizzate il suolo può essere oltre 10 °C più caldo delle aree rurali vicine, mentre dove ci sono alberi le temperature scendono fino a 1,6 °C.
Le opportunità di recupero
Il rapporto stima oltre 2.100 km² di superfici su cui recuperare terreno e rigenerare, a cui si aggiungono:
- 3.281 km² potenzialmente utilizzabili per la forestazione urbana;
- 1.116 km² di tetti adatti a impianti fotovoltaici;
- circa 9,6 milioni di abitazioni non occupate da recuperare;
- oltre 35.000 ettari di aree pubbliche urbane idonee al ripristino.
Il messaggio per chi pianifica nuovi insediamenti o impianti è chiaro: riuso e coperture vanno valutati prima del suolo libero.
Cosa fare in azienda
- Nell'analisi del contesto ISO 14001 considerare il consumo e l'impermeabilizzazione del suolo come aspetto ambientale per nuovi capannoni, piazzali e ampliamenti.
- Valutare tetti e aree già artificializzate per il fotovoltaico prima di occupare terreno agricolo o naturale.
- Per siti in aree a rischio alluvione o frana, integrare il tema nella valutazione dei rischi e nei piani di emergenza.
- Usare i dati del rapporto come riferimento nel bilancio di sostenibilità e negli obiettivi di miglioramento ambientale.
- Tenere monitorati eventuali sviluppi normativi in materia di suolo nel registro delle prescrizioni legali.
STUDIOMOSNA supporta le imprese nell'analisi degli aspetti ambientali, nell'aggiornamento del sistema di gestione ISO 14001 e nella definizione di obiettivi ambientali concreti.
Fonte: Certifico.com – Consumo di suolo, ecosistemi urbani e stato del territorio | SNPA Edizione 2026.
